febbraio

MAI PIÙ TERRA DEI FUOCHI.

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Un’area che resterà “no food” per decenni e che è solo la punta di un iceberg

Il Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica è, tra tutte le articolazioni delle Forze di Polizia, la specialità più nota (non solo in Italia) e più attiva nel campo specifico della repressione dei reati commessi contro l’ecosistema naturale, delitti purtroppo in costante aumento nel nostro Paese. Quanto accaduto ad Adelfia (Bari), nel 2021, è emblematico: succedeva quasi sempre di notte. Alcuni criminali privi di scrupoli sotterravano ingenti quantitativi di rifiuti speciali, soprattutto inerti, cioè quanto restava dai lavori di demolizione, cui spesso veniva appiccato il fuoco, per poi interrarli direttamente. Nello stesso tempo, con altro materiale dello stesso tipo, veniva sollevato il “piano campagna” di un’area posta più in basso e destinata ad uso agricolo, con l’intenzione di costruire un parcheggio, abusivo perché in totale assenza di permessi.
I militari del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Bari, coadiuvati da quelli del Comando Compagnia Carabinieri di Triggiano (Bari), grazie a particolari attività d’indagine, hanno così scoperto un’attività illecita che violava la normativa in materia di inquinamento ambientale, introdotta dalla riforma di legge nel 2015. Veniva anche svelato che i citati inerti da demolizione provenivano da aziende i cui titolari, beneficiando dell’attività in argomento, riuscivano ad evitare i costi di smaltimento e le lavorazioni necessarie per rendere i materiali innocui per l’ambiente ed, eventualmente, riutilizzabili.
Ma perché si commettono questi reati? Per convenienza, ovviamente, perché la quantificazione dei costi di smaltimento (di tonnellate di rifiuti speciali) “risparmiati” dagli imprenditori ammonta a milioni di euro a fronte di un ingente danno ambientale, difficile da quantificare. Ritornando ad Adelfia, nel corso delle operazioni i Carabinieri del NOE hanno sottoposto a sequestro l’area oggetto del tombamento, dell’estensione di circa 15.000 mq, e gli automezzi utilizzati per gli illeciti conferimenti.
Un’area che resterà “no food” per decenni e che è solo la punta di un iceberg che affligge molte realtà rurali italiane e che viene costantemente “indagata” dall’Arma dei Carabinieri su tutto il territorio.

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